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di Antonio D’Alesio
Domenica 15 novembre, circa 1300 fratelli e sorelle del Rinnovamento nello Spirito Santo sono convenuti al “Teatro Palapartenope” di Fuorigrotta (Na), a motivo della 17a Convocazione dei Gruppi della Diocesi di Napoli, per pregare assieme e riflettere sul tema della Misericordia, mediante il passo evangelico narrante la conversione di Maria Maddalena: «Gesù disse: “Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?”. Ed ella rispose: “Nessuno, Signore”. E Gesù le disse: “Neanch’io ti condanno: va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,10-11)». Uscire dai “cenacoli di preghiera” e propagare la misericordia di Dio, il suo perdono, il “condono” dei peccati: questo è l’appello centrale del Coordinatore della Diocesi di Napoli, Lorenzo Trito, il quale, esprimendo agli astanti il lieto saluto del Comitato Diocesano, ha introdotto il leitmotiv della Convocazione ponendo in rilievo l’importanza di accogliere «tutti i partecipanti dei nostri Gruppi, nessuno escluso», giacché, «tutti coloro che sono chiamati da Dio sono ben accetti». Una preghiera, quella dei Gruppi, che non dev’essere ingabbiata, bensì sprigionata, proclamata, a margine di ogni appuntamento settimanale: «La nostra preghiera – ha ammonito Lorenzo Trito – dev’essere annunciata alla fine di ogni incontro, perché dobbiamo credere di dover dare un respiro più ampio a coloro ai quali il Signore ci manda». «Ci crediamo in questo?», ha poi chiesto ai convenuti. Un “sì” roboante si è sollevato dalla platea, a cui ha auspicato, in rappresentanza del Comitato: «Servizio al Vangelo, assunzione di una responsabilità e testimonianza della preghiera». A conclusione del suo intervento, è stato presentato il relatore della giornata, il passionista Padre Giovanni Alberti (Membro del Comitato Nazionale, per l’Area Pastorale del RnS), che ha esordito la lectio magistralis con un interrogativo: «Si può avere paura di Dio?». E tutti: «Nooo!». E proprio sul timore di essere criticati, giudicati da Dio, Padre Alberti ha affermato: «Pure la Maddalena aveva paura del Signore, ma Egli l’ha rassicurata con questa bellissima asserzione: “Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più” (Gv 8,11)». La paura – ha spiegato padre Giovanni, citando alcuni esempi –, è una costante nella Scrittura: «È accaduto a Mosè, quando gli è apparso il Signore nel roveto ardente (Es 3,1-6); agli Israeliti, “non appena l’arca del Signore giunse all’accampamento” (1 Sam 4,5); ai discepoli, a Cafarnao, sulle acque del Tiberiade, allorché il Signore placò la tempesta (Mt 8,23-27); a “Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello”, sul Monte Tabor, luogo della Trasfigurazione, quando essi udirono: “Questo è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento” (Mt 17,1-8)». «La paura – ha dettagliato Padre Alberti – è normale, inizialmente, perché spacca gli indugi, rompe con la vita vissuta fino all’incontro con Gesù, il quale permette di aprire il cuore a tante cose, come a Nicodemo, “uno dei capi dei Giudei”, a cui Dio si rivelò, durante una notte, con queste parole: “Se uno non nasce dall’alto, non può vedere il regno di Dio” (Gv 3,1-3)». Ed è l’amore a manifestarsi mediante un incontro
impattante, sconvolgente, con quel Cristo incarnato che svela la misericordia del Padre a quanti prima lo ignoravano, presentandosi come Luce rifulsa nelle tenebre: la medesima esperienza incarnata dalla Maddalena, «la stessa donna che – ha postillato Padre Alberti – dopo avere ricevuto il perdono di Gesù, nel giorno di Pasqua, annunciò ai discepoli: “Ho visto il Signore” (Gv 20,18)». Dopodiché, indirizzandosi ai convenuti, ha evidenziato con forza che «chi non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede» (1 Gv 4,20); sicché, ha elencato alcuni moniti da sobbarcare, ossia, «il servizio, la carità fraterna e la coerenza», col proposito di non diventare ciò che Gesù opinò degli scribi e dei farisei:
«“Sepolcri imbiancati” (Mt 23,27)». A margine del suo insegnamento, è seguita un’intensa e profonda preghiera, che ha irrorato e purificato l’anima da qualsivoglia ostacolo alla grazia di Dio, il quale sempre ama e tutto perdona. A seguire, una
liberante e commovente Adorazione Eucaristica e, dopo il pranzo, un momento destinato ai Giovani, alla Lode Corale, ad alcune testimonianze e alla Preghiera di Intercessione per i Sofferenti, eseguita da Padre Rosario Mauriello, Superiore Provinciale dei Camilliani. Il climax della Convocazione Diocesana è stato toccato con la Celebrazione Eucaristica, presieduta da S. Em.za Mons. Lucio Lemmo, Vescovo Ausiliare di Napoli, il quale, durante l’omelia, ha definito questi incontri «una boccata d’aria», giacché «sono ossigeno che ci rafforzano» e ricordano che «il male» da cui «siamo circondati non deve prendere il sopravvento». È la via segnata da Gesù, pertanto, a rassicurarci, a sostenerci nelle difficoltà, finanche nelle cadute: «Il partecipare alla vita che il Signore vi ha fatto conoscere – ha esplicato Mons. Lemmo – vi radica nelle cose giuste; quindi – ha rimarcato con forza – non possono venire venti che sconvolgano la nostra interiorità, poiché siamo radicati nella conoscenza di Dio. È un percorso fatto di cadute – ha scandagliato», durante cui «cadranno gli idoli, le realtà non vere, quelle che offuscano la nostra vita, e resterà soltanto Dio, che ci abbraccia per tutta l’eternità». Poi, un
ulteriore appello al timore: «Non dobbiamo vivere nella paura, con la paura di morire, perché Cristo ci ha redenti, ci ha salvati; dunque – ha ammonito Mons. Lemmo – dobbiamo esultare, gustare la vita presente», evitando di «lasciarci affliggere dalle realtà a cui assistiamo», arroccati esclusivamente a quella «certezza, a quell’abbraccio (Dio, ndr)». Infine, un auspicio rivolto alla Famiglia del Rinnovamento nello Spirito Santo: «Siate fedeli a questo cammino, anche se passate momenti difficili, anche se finisse l’entusiasmo, anche se viene il buio, non mollate mai. Sono molte le tentazioni – ha chiosato – ma non dimentichiamo che c’è l’abbraccio con Dio e con i fratelli». In ultima istanza, una promessa: «Fatemi una promessa; anzi, fatela a Dio: “Io Ti ho incontrato in questa spiritualità e non Ti mollo mai!”». In fondo, ha concluso: «È Lui che non vi molla mai. È inutile farGli resistenza».

Amen, alleluja!